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I proverbi della regione Campania
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Ricerche avanzate

A 'o cavallo jastemmato, lle luce 'o pilo.
Ad litteram: Al cavallo ingiuriato o maledetto, gli luccica il pelo, così chiunque sia invidiato o - peggio! - ingiuriato gode sempre di ottima salute ed ha sempre un florido aspetto.
Campania


Pigliarse 'o dito cu tutt''a mano
Ad litteram: Prendersi il dito e tutta la mano. Colorita esopressione con la quale si sottolinea l'atteggiamento scostumato dell'adulto che è solito prevaricare e tantare di ottenere più di quanto gli sia stato offerto o concesso; nella fattispecie in epigrafe lo scostumato di turno, avuto in aiuto un dito, tenta di fagocitare l'intera mano e così estensivamente in ogni altra occasione dove qualcuno tenti di ricevere più di quanto gli venga offerto o gli spetti.
Campania


'E ddete d''a mana nun so' tutte 'e ssocce*
Ad litteram: Le dita della mano non sono tutte uguali. Locuzione consolatoria che si usa a mo' di spiegazione quando ci si trovi in presenza di azioni e/o individui che si dimostrano ben peggiori da quel che ci si attendeva in quanto provenienti o da individui o famiglie che non lasciavano sospettare potessero agire o dimostrarsi pessimi; a mo' d'esempio la locuzione si attaglia a due fratelli che siano molto diversi caratterialmente ed agiscano in diversissima maniera. *socce femm. plurale dell'aggettivo suoccio/soccia = uguale, simile dal latino: socius
Campania


'A sciacquante 'e Castiellammare/'a signora 'e quatti quarte/'a dama d''o Mandracchio/'a signora d''o riscaldamento.
Ad litteram: l'inserviente di Castellammare/ la signora di quattro quarti/ la dama del Mandracchio/ la signora dell'infiammazione (pelvica). Così alternativamente ci si riferisce ad una donna di origini, modi ed atteggiamenti volgari e/o lerci. Sono tutte espressioni usate a mo' di dileggio e pesante ironia; a)la inserviente di Castellammare è la donna addetta alle pulizie dei cessi nelle terme della cittadina campana; b)poichè il massimo di nobiltà è quello che comporta nello scudo di famiglia quattro campi dipinti ed ornati, con tale espressione ci si riferisce a chi, non vantando alcun ascendente nobile se ne dia le arie; c)la dama del Mandracchio è il corrispondente al femminile di ciò che s'usa riferire al marchese d''o Mandracchio (vedi); d) infine la signora del riscaldamento (pelvico) è l'ironico ritratto di quelle donne che - per scarsa igiene intima facilmente incorrono in infiammazioni della pelle, dando a vedere a tutti la loro scarsa pulizia.
Campania


Te faccio sentì Muntevergine cu tutt''e castagne spezzate.
Letteralmente: Ti faccio sentire Montevergine con accompagnamento delle castagne frante.Id est: ti percuoto lungamente e duramente. Espressione minacciosa con la quale si promette una violenta reazione ad azioni ritenute lesive; è costruita sul ricordo della gita fuori porta che un tempo si faceva il lunedì dell' angelo allorché interi quartieri napoletani solevano recarsi al santuario di Montevergine che sorge nel massiccio montuoso del Partenio a circa 1270 sul livello mare e domina la città di Avellino, capoluogo della provincia; i gitanti vi si recavano su carrozze trainate da cavalli bardati a festa. Il ritorno verso la città avveniva in una sarabanda di suoni e di canti corali portati allo strepito anche per i fumi dei vini consumati in gran copia; il vino era consumato per accompagnare il consumo di castagne secche ed infornate che erano vendute confezionate come grani di collane di spago che ogni cavallo si portava al collo come abbellimento.
Campania


Pare 'a chiesia 'e don Placido.
Ad litteram: Sembra la chiesa di don PLACIDO. Così, con questa simpatica espressione, fino a tutto il 1950 si soleva ironicamente indicare a Napoli quei salotti o tavolate dove uomini e donne sedevano rigorosamente separati alla medesima stregua, appunto, di ciò che avveniva nella basilica napoletana del Gesù Vecchio il cui rettore fu fino allo spirare del XVIII sec. il venerabile don Placido Baccher imparentato con gli Baccher dell'omonima congiura al tempo della famigerata Repubblica Napoletana del 1799; in detta chiesa i fedeli assistevano alle funzioni stando seduti rigorosamente separati gli uomini dalle donne.
Campania


Dà 'na bbotta a 'o chirchio e n'ata a 'o tumpagno *.
Ad litteram: assestare un colpo al cerchio ed uno al fondo (della botte). Id est: barcamenarsi, perseguire uno scopo adoprandosi in vari modi anche opposti; l'espressione richiama l'attività dei bottai che per sistemare i cerchi metallici contentivi attorno le doghe delle botti sogliono alternativamente assestar colpi ora al cerchio ora al fondo della botte. *dal lat.: tympanum= fondo/ chiusura
Campania


Fà 'ammore cu 'e monache.
Ad litteram: far l'amore con le monache, coire con loro. Id est: Desiderare l'impossibile, chiedere o sperare ciò che non può esser concesso, inseguire vane chimere. Ciò, almeno, si pensava temporibus illis; oggi con il disfacimento morale in atto non ci si meraviglierebbe più di tanto se quanto enunciato in epigrafe, avvenisse realmente... Del resto già tra il 1500 ed il 1600, nel convento di S. Arcangelo a Baiano in Napoli, s'era fatto quello ed altro!
Campania


Mena, mo!
Letteralmente: Basta, adesso!, Smettila ora!, Piantala! Imperiosa esortazione a desistere dal tenere un comportamento errato e/o fastidioso, diretta solitamente ai ragazzi e bambini noiosi, specie quando con il loro pianto o capriccio infastidiscano gli astanti; talvolta però l'esortazione è diretta anche verso gli adulti(soprattutto donne) che si comportino da bambini. Il termine: mena dell'epigrafe non è la seconda persona singolare dell'imperativo del verbo "menare" (spingere), ma deriva con ogni probabilità, dalla particella negativa greca: me, di analogo significato: non più, non così. Il mo è il consueto avverbio di tempo: ora, adesso derivante dal latino mox piuttosto che da modo.
Campania


Chiappo ‘e ‘mpiso!
Ad litteram: cappio di impiccato. È il modo napoletano di rendere l’italiano: pendaglio di forca, quasi che la fune che è servita per l’impiccagione fosse diventata tutt’uno con il soggetto impiccato nel significato di persona violenta e pericolosa. Con questo significato la locuzione è usata nei confronti degli adulti, che in maniera divertita vengono additati quali persone da evitare. La medesima locuzione-offesa viene usata iperbolicamente anche nei confronti dei ragazzi di cui si voglia bollare l’eccessiva irrequietezza: nel caso di ragazzi però si è soliti usare non la parola chiappo, ma un divertente diminutivo-vezzeggiativo: chiappillo; e perciò: chiappillo 'e 'mpiso.
Campania


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