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I proverbi della regione Campania
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Ricerche avanzate

Ll'arte 'e tata è meza 'mparata!
L'arte o il mestiere del genitore è per metà appresa. Spesso l'assidua frequentazione con qualcuno e l'osservazione attenta ci aiuta ad imparare; e quale miglior occasione di quella di poter seguire le orme di un genitore!
Campania


Chi arrobba poco, arrobba assaje.
Chi ruba poco, ruba molto. Parrebbe a prima vista una contraddizione; in realtà è una verità acclarata nel senso che chi è capace di rubare il poco, sarà capace di rubare anche il molto... Tutto sta a cominciare!
Campania


Chi agliotte sano more affucato!
Chi deglutisce senza masticare pezzi interi corre il rischio di morire soffocato. Id est: l’ingordo e l’avido son destinati ad una fine ingloriosa.
Campania


Tutte 'e cane pisciano 'nfacci' a 'o muro.
Ad litteram: Tutti i cani mingono contro il muro; id est: allorché un atteggiamento, anche se errato o riprovevole , sia tenuto da tutti quanti finisce per esser considerato giusto ed accettabile; locuzione che in maniera icastica rende a suo modo l'antico brocardo latino: error communis facit jus (l'errore comune diventa legge).
Campania


Tutto a Giesù e niente a Maria!
Ad litteram: Tutto a Gesù e niente a Maria. Così si suole stigmatizzare l'errato comportamento di chi, per mere simpatie, non supportate - per altro - da alcuna ragione, prediliga e privilegi qualcuno, a discapito di altri ugualmenti meritevoli di stima ed attenzione. Con la frase in epigrafe un anziano prevosto ebbe a redarguire il suo sacrista che, comandato ad addobbare gli altari dedicati al Cristo ed alla Vergine, riempì di fiori e ceri quello del Salvatore e lesinò gli addobbi a quello di Maria Ss.
Campania


Tu nun cuse, nun file e nun tiesse: tanta gliuommere* 'a do' t''e ccacce?
Ad litteram: Tu non cuci, non fili, né tessi, tanti gomitili da dove li tiri fuori? E' questa l'ironica e chiaramente retorica domanda che si suole rivolgere a chi, notoriamente non occupato a fare oneste attività produttive, sia improvvisamente ed inspiegabilmente pervenuto ad accumulare ingenti quantità di danaro;* lo gliummero (dal lat.glomerem con evidente metaplasmo nel passaggio dal neutro glomus al maschile) della locuzione, normalmente significa gomitolo , ma talvolta, come nel caso in epigrafe sta per peculio, ed in particolare in una somma pari a ca. cento ducati d'argento, somma che poteva esser messa insieme, senza lavorare , solo truffaldinamente.
Campania


'E denare s'abbuscano* cu 'a spogna e se ne vanno a cate**.
Ad litteram: i soldi si guadagnano con la spugna(id est: poco per volta come minute gocce d'acqua) e si disperdono a secchiate (id est: in maniera copiosa)*abbuscà=guadagnare, procurarsi q.cosa: dal lat.:abusicare frequentativo di abuti ** cato = secchio, solitamente di legno usato per raccogliere l'acqua; dal b.lat. cadu(m) forgiato sul greco kàdos con successivo cambio della dentale sonora (d) in quella sorda (t).
Campania


Accunciarse quatt' ove dinto a 'nu piatto.
Ad litteram: Sistemarsi quattro uova in un piatto - cioè:assicurarsi una comoda rendita di posizione, magari a danno di altra persona (per solito la porzione canonica di uova è in numero di due...tutte quelle che eccedono sono state sottratte ad altri).
Campania


‘A sporta d’’o tarallaro.
Ad litteram: la cesta del venditore di taralli Con l’espressione in epigrafe si indicano per traslato due evenienze: a) essere adibito contemporaneamente a troppe cose diverse; b) essere oggetto usato da chiunque; la evenienza sub a) rammenta il fatto che anticamente a Napoli i venditori dei taralli id est ciambelle rustiche di farina sugna, pepe e mandorle, portavano in giro la propria merce in una cesta appesa al collo con una correggia; nella cesta, oltre ai taralli erano soliti portare molte altre cose, dalla pipa ai guanti, dalla merenda, al berretto o alla sciarpa, insomma tutto ciò che potesse occorrere nello girovagare per le strade della città; per cui essere la sporta del tarallaro significava occuparsi di troppe cose diverse, quelle che viaggiavano insieme ai taralli nella cesta del venditore. Costui, poi era solito permettere ai propri acquirenti la scelta della merce, scelta che veniva operata da ogni singolo avventore, frugando con le proprie mani nella cesta de quo; da ciò la valenza sub b) dell’espressione che, pronunciata in questa accezione, da un risentito signore vorrebbe significare: “profittate pure di me come credete,sono la vostra sporta, sono a vostra completa disposizione”.
Campania


Alla sanfrasòn oppure sanfasòn.
Ad litteram: alla carlona; detto di tutto ciò che venga fatto alla meno peggio, senza attenzione e misura, in modo sciatto e volutamente disattento, con superficialità e senza criterio.L’espressione è, pari pari, corruzione del francese sans façon (senza misura).
Campania


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