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I proverbi della regione Campania
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Ricerche avanzate

Jirsene tinco tinco*
Ad litteram: allontanarsi come un tincone; id est: sparire da un luogo rapidamente e con una buona dose di faccia tosta, quasi dando ad intendendere che l’avvenimento cui si è partecipato e da cui ci si allontana non ci riguardi, né chiami in causa. *in napoletano il superlativo o l'accrescitivo di aggettivi o sostantivi non è reso - come invece in italiano con suffissi del tipo: one, ma son resi con l'iterazione del sostantivo o dell'aggettivo di riferimento; qui l'iterazione del sostantivo tinco (in lingua: tenca, pesce di minuscola mole, ma di gran vivacità di movimenti) indica un pesce che sia molto più grosso del normale, volendo quasi significare che accrescendosi la mole si accresca pure la mobilità.
Campania


Rissu la pìca: che mal'artu la fatica; ruspunnìvu lu picàzzu: si nun fatìi ti mangi 'stu cazzu!
Disse la gazza: che brutto mestiere lavorare; rispose il marito della gazza: se non lavori non mangi niente!
Campania


Li sordi si fannu o cu n'apritùra ri cascia o cu n'apritùra ri cosciu!
I soldi si procurano o con un'apertura di cassa o con un'apertura di cosce! Come è possibile procurare i soldi? O rubando (aprendo la cassa) o facendo il mestiere (aprendo le gambe) più antico della terra!
Campania


Rissu lu sòriuciu a la noci, rammi tiempu ca ti spurtòsu!
Disse il topo alla noce, dammi tempo che ti faccio il buco!
Campania


Tutto 'o lassato è perduto.
Tutto il lasciato è perso. Nella vita non bisogna mai perdere un'occasione,bisogna sempre profittare delle occasioni che ci capitano, rammentando che è preferibile avere rimorsi anziché rimpianti!
Campania


Tre C vo’ ‘o rraú: cura, cunzerva e cunnimma.
Tre sono gli elementi essenziali al conseguimento di un buon ragú: cura nella preparazione con particolare riferimento al lungo tempo necessario (7 – 8 ore) per prepararlo, congrua conserva di pomodoro(un buon ragú non si puó preparare con il solo pomodoro fresco...) ed adeguato condimento(olio e strutto).
Campania


'Na femmena fa 'na casa e 'na femmena t''a scasa.
Ad litteram: una donna ti mette su la casa ed una donna la distrugge. Id est: una donna (la buona moglie)conduce a buon fine l'intera casa, mentre un'altra donna (un'amante) può distruggerla.
Campania


'O spasso d''o cardillo è 'o pappamosca.
Ad litteram:il divertimento del cardellino è il ragno. Così si suole commentare il fastidioso, reiterato comportamento di chi si diverte a tormentare, insolentendolo e molestandolo chi sia meno dotato soprattutto fisicamente, tenendo il medesimo comportamento che tiene il cardellino con il ragno o - secondo altri - con la cinciallegra, che - pare - sia continuatamente e provocatoriamente angariata immotivatamente dal cardellino.Ricorderò che usata come voce maschile: ‘o pappamosca significa il ragno, mentre usata al femminile ‘a pappamosca è la cinciallegra.
Campania


Essere ‘o si’ nisciuno
Ad litteram: essere il signor nessuno. Detto di chi sia ritenuto un’autentica nullità, un essere di nessuna valenza e/o importanza un autentico signor nessuno.Rammento che spesso anche tra napoletani di vecchio conio la locuzione in epigrafe suona come: essere ‘o zi’ nisciuno sostituendo la sibilante S con una più dura Z e persino il grandissimo don Peppino Marotta,si lasciò confondere ed incolse nell’errore di tradurre l’espressione in maniera errata: essere lo zio nessuno , laddove la parola esatta da usarsi nella locuzione è: si’ (forma apocopata della parola signore), per cui l'espressione sta per: "essere il signor nessuno" e non "essere lo zio nessuno"!
Campania


Accussí à dda jí.
Ad litteram : cosí deve andare; fatalistica espressione con la quale a Napoli si suole accettare tutte quelle situazioni che non possono essere eluse o evitate ed alle quali perciò bisogna - sia pure obtorto collo - soggiacere.Talvolta per completamento della frase in epigrafe ed a significare un totale abbondono in un Ente supremo che, si pensa, muova tutti gli accadimenti umani, si aggiunge un religioso e rassegnato e accussí sia ( e cosí sia).
Campania


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