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I proverbi della regione Campania
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Ricerche avanzate

Ll'aucielle s'apparono 'ncielo e 'e chiaveche 'nterra.
Letteralmente: gli uccelli si accoppiano in cielo e gli uomini spregevoli in terra. E' la trasposizione in chiave rappresentativa del latino: similis cum similibus, con l'aggravante della spregevolezza degli individui che fanno comunione sulla terra. Il termine: chiaveche è un aggettivo sostantivato, formato volgendo al maschile plurale il termine originario: chiaveca che è la cloaca, la fogna; tenendo ciò presente si può capire quale valenza morale abbiano per i napoletani, gli uomini detti chiaveche.
Campania


'E ciucce s'appiccecano e 'e varrile se scassano.
Letteralmente: Gli asini litigano e i barili si rompono. Id est: i comandanti litigano e le conseguenze le sottortano i soldati. Così va il mondo: la peggio l'hanno sempre i più deboli, anche quando non sono direttamente responsabili d'alcunché. La cultura popolare napoletana ha tradotto icasticamente il verso oraziano: quidquid delirant reges, plectuntur Achivi (Qualsiasi delirio dei re, lo pagano gli Achei...).
Campania


A vvessenterìa, nun s' à dda stregnere 'o culo.
Letteralmente: Alla diarrea non si deve (opporre) il restringimento dell'ano. Id est: Non ci si deve opporre al naturale fluire delle cose, anzi occorre sapersi adattare alle circostanze, anche le più spiacevoli.
Campania


'A trummetta 'a Vicaria
Letteralmente: la trombetta della Vicaria. Id est: il propalatore di notizie, il divulgatore non desiderato di faccende altrui. In senso ironico: chi non sappia mantenere un segreto. La locuzione prende l'avvio da un personaggio veramente esistito in Napoli durante il periodo viceregnale, allorché - in mancanza di altri mezzi mediatici - per diffondere i pubblici bandi ci si serviva appunto di un banditore che girava la città e, fermandosi ad ogni cantonata, dava lettura dell'atto da comunicare dopo lo squillo di una tromba che serviva per richiamare l'attenzione degli astanti. La trombetta è detta della Vicaria perché dalla Vicaria (sede dei tribunali della città) cominciava il suo lavoro il banditore.
Campania


A carocchie, a carocchie Pulecenella accedette 'a mugliera.
Letteralmente: con ripetuti colpi in testa, Pulcinella uccise la moglie. Id est: i risultati si ottengono perseguendoli giorno dopo giorno anche con reiterate piccole azioni. La carocchia è un colpo assestato sul capo con la mano chiusa a pugno mossa dall'alto verso il basso e con la nocca del medio protesa in avanti a formare un cuneo. Un singolo colpo non produce gran danno, ma ripetuti colpi possono anche ferire una persona e lasciare il segno.
Campania


Guaglù, levate 'o bbrito!
Letteralmente: ragazzi, togliete il vetro... Id est: Ragazzi togliete di mezzo i bicchieri. E' il comando che proprietari delle bettole o cantine dove si mesceva vino a pagamento, rivolgevano ai garzoni, allorchè si avvicinava l'ora di chiusura dell'esercizio, affinché ritirassero i bicchieri e le bottiglie usati dagli avventori. Per traslato, la frase viene usata quando si voglia far capire che si è giunti alla fine di qualsivoglia operazione e non si è intenzionati a cominciarne altra.
Campania


'A cora è 'a cchiù brutta 'a scurtecà.
Letteralmente: la coda è la cosa peggiore da scarnificare. Id est: il finale di un'azione è il più duro da conseguire, perché un po' per stanchezza, un po' per sopraggiunte difficoltà non preventivate, i maggiori ostacoli si incontrano alla fine delle operazioni intraprese. In fondo, anche i latini asserivano la medesima cosa quando dicevano: in cauda venenum (il veleno è nella coda).
Campania


'O gallo ncopp' a' mmunnezza.
Letteralmente: il gallo sull'immondizia. Così, a buona ragione, viene definito dalla cultura popolare partenopea, il presuntuoso, il millantatore, colui che - senza particolari meriti, ma per mera fortuna o per naturale fluire del tempo - abbia raggiunto una piccola posizione di preminenza, e di lassù intenda fare il buono e cattivo tempo, magari pretendendo di far valere il proprio punto di vista, proprio come un galletto che, asceso un cumulo di rifiuti, ci si sia posto come su di un trono e, pettoruto, faccia udire i suoi chicchirichì.
Campania


Aspetta, aseno mio, ca vène 'a paglia nova.
Letteralmente: Attendi, asino mio, ché è in arrivo la paglia nuova. E' una locuzione usata quando si voglia indicare la inutilità di un'attesa o quando si voglia minacciare qualcuno di un'imminente vendetta.
Campania


'A gatta quanno sente 'addore d''o pesce, maccarune nun ne vò cchiù.
Letteralmente: la gatta quando avverte l'odore del pesce, maccheroni non ne vuole più. Id est: Quando l'uomo ha la possibilità di metter le mani su quanto c'è di meglio, non si contenta più dell'eventuale succedaneo, ma ambisce al meglio, in senso sia teorico che pratico.
Campania


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