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I proverbi della regione Campania
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Ricerche avanzate

Essere cchiù ffesso ‘e ll’acqua caura.
Ad litteram: essere più sciocco dell’acqua calda. Così si dice di chi sia, per innata insipienza o acclarata stupidità, talmente sciocco e vuoto ed insignificante al punto di non aver alcun gusto e/o sapore al pari di una pentola d’caqua riscaldata cui difettino ogni aggiunta di aromi e/o condimenti e pertanto sia incolore ed insapore.
Campania


Essere cchiù fetente ‘e ‘na recchia ‘e cunfessore.
Ad litteram: essere più sporco di un orecchio di confessore. Icastica espressione con la quale si suole indicare una persona così, moralmente, laida e sozza da essere paragonata ad un orecchio di confessore, orecchio che, abituato ad ascoltare le nefandezze ed i peccati di troppi penitenti, ne è rimasto, metaforicamente, insozzato.
Campania


Essere d’ ‘o buttone.
Ad litteram: essere del bottone Id est: appartenere alla medesima consorteria , compagnia, accolita di persone, professandone le stesse idee se non lo stesso credo; essere di quelle persone che per facilmente riconoscersi o farsi riconoscere ostentano un medesimo segno o distintivo. La locuzione è usata in tono risentito da chi si proclami appartenente ad una consorteria, per ricevere dai sodali che lo riconoscano,ove necessitino, assistenza ed appoggio .
Campania


Aje voglia ‘e scrivere ô paese!
Ad litteram:Scrivi quanto vuoi al paese(non ne otterai nulla!) Locuzione usata nei confronti di chi si ostini a perseguire qualcosa, senza mai conseguirla, nel chiaro malevolo intendimento di dissuaderlo dal ricorrere il quid cercato (magari chiedendo aiuto ai genitori dimoranti al paese)in quanto è evidente che non sarà possibile conseguire il cercato sia perché eccedente le capacità dell’ostinato cercatore, sia perché ciò che si cerca si ostina a non farsi trovare... Tale locuzione fu usata a Napoli intorno agli anni del 1960 allorché un giovanotto che si era messo sulle piste di una ragazza, comunicava il proprio intendimento ai suoi amici; e costoro irridendo alla di lui capacità di conquistatore, o adducendo l’incorruttibilità della ragazza, gli rispondevano a mo’ di sfottò con la frase in epigrafe.
Campania


Comme ‘avuote e comme ‘o ggire, sempe sissantanove è.
Ad litteram: come lo volti o come lo giri sempre sessantanove è. Detto di cosa o avvenimento che non prestano il fianco ad interpretazioni non univoche essendo, per loro natura o apparire di semplice e diretta intellizione di talchè è inutile arzigogolare intorno alla loro essenza o sostanza. La locuzione nasce dall’osservazione dei piccoli cilindretti di legno su cui sono incisi i novanta numeri del giuoco della tombola; orbene, detti numeri una volta estratti dal bussolotto che li contiene sono tutti facilmente riconoscibili ed individuabili o perché scritti in maniera tale da non ingenerare confusione (come ad es. il caso del numero 1 che sia che venga guardato e letto da ds. o da sn. , dal basso in alto o viceversa rimane sempre 1 e non può esser confuso con altro numero) o perché si è ricorsi allo strataggemma di segnalare con un piccolo tratto la base del numero che se letto in maniera capovolta potrebbe risultare un numero diverso ( ad es. il numero sei è vergato 6 con una congrua sottolineatura, che se mancasse potrebbe far leggere il sei - visto in maniera capovolta - come nove). Il numero 69 invece non à bisogno di sottolineatura, perché da qualsiasi parte lo si guardi permane 69, posto che un ipotetico numero 96 nella tombola non potrebbe esistere.
Campania


Chi m’à cecato!?
Ad litteram: chi mi à accecato!? Id est: chi mi à indotto a regolarmi nella maniera in cui mi sono regolato, accecandomi quasi al punto di non farmi rendere conto o del pericolo a cui andavo incontro o degli errori che mi accingevo a compiere. Va da sé che la locuzione non è una vera e propria domanda, quanto una sorta di pubblica confessione del proprio errore a causa del quale ci si trova in situazioni fastidiose; ci si chiede cioé da chi dipenda ciò che è capitato, ma lo si fa quasi surrettiziamente, ben sapendo di essere i soli responsabili degli accadimenti cui ci si riferisce.
Campania


Annummenanno 'o diavulo, spuntajeno 'e ccorne. variante: Gente trista* annummenata e vista
Ad litteram: Nel nominare il diavolo, ne spuntarono i corni. E' quasi l'icastico modo napoletano di rendere il latino: "lupus in fabula" usato per commentare l'inatteso, improvviso apparire di qualcuno (magari cattivo soggetto) di cui si stesse parlando;in simili frangenti si usa più acconciamente la variante riportata: gente malvagia nominata e vista!*dal lat.: tristu(m)variante di triste(m).
Campania


Addò nce stanno 'e fatte, nun ce ponno 'e pparole
Ad litteram: dove ci sono i fatti, non si possono (opporre) le parole. Id est: è inutile e pretestuoso tentare di opporre sterili argomentazioni verbali all'evidenza dei fatti, alla quale bisogna arrendersi, magari in silenzio...
Campania


A lietto stritto, còcchete* 'mmiezo!
Ad litteram: se il letto è stretto, coricati in mezzo; id est: in ogni situazione, anche precaria, bisogna tendere sempre al meglio, cercando di ottenere il miglior risultato possibile ed eludendo qualsiasi pericolo; nella fattispecie ipotizzata il coricarsi in mezzo può evitare ipotetiche pericolose cadute laterali. *còcchete=imperativo del verbo cuccarse=coricarsi, etim. coricare per sincope dà curcare e per ass. regress. cuccare/cuccarse.
Campania


Chi fatica, magna; chi nun fatica, magna e beve. o pure: Chi fatica, 'na saraca*; chi nun fatica, 'na saraca e meza.
Ad litteram: chi lavora, mangia; chi non lovora, mangia e beve. o pure: Chi lavora, (guadagna) una salacca; chi non lavora (guadagna) una salacca e mezza. I proverbii enunciati, possono apparire, a tutta prima, una patente contraddizione, mentre invece è sola una patente, amara verità, imperocchè se è chiaro che un duro onesto lavoro può procurare un giusto sostentamento, è pur vero - al di là di viete remore morali - che chi non lavora onestamente, ma vive di espedienti, se non ruberie e malversazioni, può procacciarsi molto più del solo sostentamento. *saraca = salacca:pesce salato simile all'aringa; b.lat.: sal+caccabia
Campania


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