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Le poesie della regione Marche
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Ricerche avanzate

Cucalu
vola un gabbiano candido sul mare e l'acqua rispecchia il suo candore:la breve strofa ha la metrica dell'haiku giapponese
Inviato da: novella torregiani


La storia
Inviato da: Giancarlo Vecci - Jesi


Natale 2004
Inviato da: Giancarlo Vecci - Jesi


Un tipaccio
E’ la descrizione di un tipo poco raccomandabile. E’ scaltro, egoista, pigro, malfidato e viziato. Ce ne sono parecchi così nelle nostre case.
Inviato da: Maria Teresa Bonifazi


El primo giorno de scola a Beslan
Versione in anconetano della bella poesia scritta da Gino in veneto
Inviato da: Dorico


A pulenta
La polenta, anche nelle Marche, è stata per tanto tempo il cibo onnipresente sulle tavole povere delle grandi famiglie contadine e non: a pranzo, cena e, se ne avanzava, per la colazione del mattino seguente. Necessitava di una accurata, esperta e lunga preparazione. Era la vergara (la matriarca) che di solito si caricava della incombenza e pesava e dosava la farina con la stessa cura dell’orafo: ogni granello era un prezioso dono di Dio. E Dio veniva ringraziato prima di ogni pasto. Va detto, inoltre, che da noi la polenta viene fatta con una farina macinata molto finemente: il risultato è una crema di una certa consistenza che viene stesa sulla spianatoia (una grande tavola) ed ogni commensale attinge direttamente da questa.
Inviato da: Maria Teresa Bonifazi


U dulore più grosso
E‘ la rilettura di un ricordo della primissima infanzia ormai sepolto. Complici il gioco di luci ed ombre creato dalle finestre accostate e dai profumi dell’aria estiva, ritorna alla memoria il viso della madre e la sua espressione assume un altro significato.
Inviato da: Maria Teresa Bonifazi


E STELLE QUI DA NÓ’
Ma che birichine le stelle qui da noi! Si comportano da vere pettegole ficcanaso. Sono le padrone del cielo. Tranne una: quella che timidamente veniva a splendere sul mio vicoletto. Veniva per ridarmi la speranza: era una stella amica, pronta anche a sacrificarsi (sfilarsi) per far diventare realtà un sogno. (Venite a vedere con quale eleganza e generosità “si sfilano” le stelle qui il 10 di agosto)
Inviato da: Maria Teresa Bonifazi


UN CERCHIO C'U GESSO
Nel cortile dell’infanzia il sole d’agosto ha fatto morire il muschio e con esso il mondo fantastico della fanciullezza. Non c’è più la piccola stoviglia di terracotta che serviva a far bere le fate. E quell’unica stella che riusciva a far capolino tra gli alti muri? E la voce che si confondeva col verso del grillo? E’ rimasto, disegnato per terra, soltanto il cerchio fatto con un gessetto: serviva per giocare a “campana” (una variante del gioco “il mondo”).
Inviato da: Maria Teresa Bonifazi


Matina
C’è un silenzio soprannaturale nel freddo intenso dell’alba. Tutto è immobile e congelato, anche il tempo. Un raggio di sole si fa largo con difficoltà, quasi con prepotenza, tra le nubi plumbee. Il rintocco lontano di una campana, che annuncia l’ora, a fatica riesce a staccarsi dai coppi e a diffondersi nell’aria.
Inviato da: Maria Teresa Bonifazi


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