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I proverbi della regione Campania
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Ricerche avanzate

Azzupparse 'o ppane.
Letteralmente: inzuppare il pane. Id est: provare gusto e compiacimento alle disavventure altrui di qualsiasi natura siano, commentandole con irritanti sottolineature, per modo che chi è in situazioni di disagio, avverta maggiormente quel disagio e se ne dolga invece di esser sollevato. A Napoli se ad azzupparse 'o ppane è una donna, costei viene definita femmena 'e niente, se lo fa un uomo, è definito senza mezzi termini: ommo 'e mmerda.
Campania


Essere 'o zi' nisciuno.
Letteralmente: essere il signor nessuno. Id est: essere del tutto sconosciuto, non valere niente, non contare un accidenti nella scala sociale, insomma un vero e proprio signor nessuno. Si noti che in napoletano zi' non è l'apocope di zio, come spesso i male informati intendono, ma l'apocope di signor
Campania


Prumettere 'e certo, e venì meno 'e sicuro.
Letteralmente: promettere con certezza e con medesima certezza disattendere al promesso. Lo si dice di chi fa le viste di promettere mari e monti e poi in pratica non tiene fede a nulla di quanto promesso. Tipico comportamento dei politici in campagna elettorale e dei ragazzi in prossimità delle festività.
Campania


Pigliarse 'nu passaggio.
Letteralmente: prendersi un passaggio. Id est: protendere furtivamente le mani fino a sfiorare con le dita procaci e prominenti rotondità femminili, magari soffermandosi a palpeggiare le suddette rotondità.
Campania


Avasciame 'o "ddonne" e aizame 'a mesata.
Letteralmente: Diminuiscimi il "don" ed elevami la mercede. Id est: badiamo più alla sostanza che alla forma. Così si esprime chi si veda malamente retribuito per le sue opere e in luogo di sonante danaro venga invece riempito di vuoti salamelecchi.
Campania


Chi te sape, t'arape.
Chi ti conosce, ti può rapinare. Se subisci un furto i primi di cui sospettare son quelli che ti frequentano, giacché son loro che conoscono le tue abitudini e ciò che possiedi.
Campania


Trova cchiù ampressa 'a femmena 'na scusa, ca 'o sorice 'o purtuso.
Letteralmente: Trova più presto una donna una scusa, che un topo un buco (in cui infilarsi). Id est: la donna è grandemente menzognera per cui facilmente trova da scusarsi delle sue malefatte e lo fa in maniera così rapida da battere in velocità persino un topo che - si sa -è rapidissimo.
Campania


Grannezza 'e Ddio: era monaco e pure pisciava.
Letteralmente: grandezza di Dio: era monaco eppure mingeva. La locuzione è usata per bollare chi fa le viste di meravigliarsi delle cose più ovvie e naturali come qualcuno che si stupisse nel vedere un frate portare a compimento una sua funzione fisiologica.
Campania


'A soccia mano sta appesa dint' a 'e guantare.
Letteralmente: la medesima mano sta appesa nei guantai. La locuzione viene usata per connotare chiunque sia avaro o eccessivamente parsimonioso al punto da non elargire mai un'elemosina o ,peggio ancora, al punto da non concorrere mai fattivamente, con elargizione di danaro, ad un'opera comunitaria. La mano della locuzione ricorda quella enorme, ma immobile che, a fini di pubblicità, era esposta a Napoli nel quartiere dei Guantai dove aprivano bottega numerosi fabbricanti di guanti.
Campania


'Stu ventariello ca tte t'arrecrea, a mme me va 'nculo!
Letteralmente: quel venticello che ti soddisfa, frega me. Non sempre da un'identica situazione scaturisce un medesimo effetto per chiunque. Nella fattispecie, un soffio di vento che magari è piacevole per uno, può essere deleterio per un altro, che per esempio è cagionevole di salute.
Campania


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